Era sera. Avevano viaggiato tutto il giorno, fermandosi una sola volta per mangiare. I pochi soldi che avevano erano bastati per una fetta di torta di mele ed un gelato. Il resto era stato investito in carburante.
- E adesso che facciamo? – chiese Bart.
Talvolta riuscivano a farsi ospitare in una delle case in cui si presentavano, accontentandosi di dormire su una poltrona, su un tavolo o anche per terra, ma era una cosa che accadeva piuttosto raramente. Per i viaggiatori senza denaro non c’è niente di peggio delle notizie di cronaca nera: maggiore è il numero di assassini o serial killer a piede libero per il paese, minore è la possibilità che la gente ospiti in casa uno sconosciuto. Questo Bart e Nick lo sapevano bene, e si erano ormai rassegnati a trascorrere in auto la maggior parte delle loro notti. Il che comportava una serie di ovvi svantaggi: niente intimità, levatacce obbligatorie per il caldo e per la luce, ci si svegliava se uno dei due doveva alzarsi per pisciare o russava troppo forte, e talvolta si veniva pure sorpresi da zelanti poliziotti in cerca di vagabondi con cui riempire le prigioni. In galera Bart e Nick ci erano già finiti un paio di volte durante quel viaggio, e la cosa non era neanche tanto male: un letto e un pasto erano garantiti. Gli aspetti negativi erano la perdita di tempo e, spesso, la compagnia.
Quella sera, prima di coricarsi in qualche modo sui sedili dell’automobile, Bart e Nick decisero di andare a bere qualcosa nell’unico locale del paese in cui si trovavano. Una volta entrati, ordinarono e si sedettero in silenzio intorno a un piccolo tavolo delle dimensioni adatte a una coppietta. Vicino a loro, ad un tavolo della stessa misura, c’erano effettivamente un ragazzo e una ragazza. Lui sembrava intimidito, mentre lei stava scrivendo qualcosa sul retro di una tovaglietta. Ogni tanto lui le diceva di aggiungere qualcosa, poi scoppiavano a ridere e cominciavano a baciarsi lungamente. Ad un altro tavolo c’era un gruppo di amici, che dovevano aver bevuto parecchio. Ogni tanto uno se ne usciva con un nome buffo, e tutti si mettevano a protestare ridendo. Al terzo ed ultimo tavolo della sala, un’altra coppia sembrava non essere affatto felice. Si tenevano per la mano, scrutando tristemente il tè bollente che avevano nelle tazze per non doversi guardare negli occhi. Lei piangeva, ma sembrava non avere dubbi.
Al tavolo di Bart e Nick arrivarono le birre.
- Fanno undici, – disse la cameriera, guardando altrove.
- Ah. Ehm, le spiace se veniamo a pagare dopo alla cassa? – chiese Bart con il suo sorriso più sincero. – Sa, è che dobbiamo ancora decidere chi offre. Oggi è il mio compleanno, e ci terrei a pagare io, ma il mio amico non cede…
- Fate un po’ come vi pare, basta che paghiate…
Guardarono la cameriera allontanarsi, sorridendole anche se era girata e non poteva vederli. Alcuni uomini al bancone schiamazzavano una canzone, un successo di qualche anno prima, bofonchiando qualcosa tra una strofa e l’altra. Cercavano di ricordarsi le parole, ma spesso dovevano inventare, sostituendo il testo originale con doppi sensi osceni. Al che scoppiavano in risate rumorose, festeggiando con larghe sorsate di birra, nera, il cui livello pareva non calare mai.
- Ehi, com’è che faceva, già? It’s a rainy day, sunshine girl, it’s a rainy day… – disse uno di loro.
- Sì, esatto. Quello sì che era un pezzo! – gli fece eco un altro.
Bart e Nick si guardarono. Non avevano ancora toccato i loro bicchieri.
- Di che pezzo stanno parlando? – chiese Nick.
- Non lo so, e non mi interessa. Piuttosto vorrei sapere come faremo a pagare.
- Pagare cosa?
- Il conto! Come faremo a pagarlo?
- Ma non volevi offrire tu? Hai detto che è il tuo compleanno, no? Se vuoi offrire offri pure, non mi offendo. Come regalo se vuoi ti farò dormire nel sedile posteriore, stanotte. Lì si sta più comodi.
- Ma quale compleanno, era una scusa per prendere tempo! Non hai sentito? Il conto è di undici, e a noi ne sono rimasti dieci.
- Oh. E come facciamo?
- Vorrei tanto saperlo anch’io. E non continuare a bere! Magari riusciamo a restituirle, le birre.
Uno degli uomini al bancone si era avvicinato al loro tavolo. Aveva la barba lunga, bionda tendente al bianco, e una giacca di velluto a coste larghe, marrone scuro.
- Ehi, ragazzi, It’s a rainy day, sunshine baby… Com’è già che faceva?
- Senta, non so di cosa stia parlando. Per favore, ci lasci in pace, – disse Bart. Già da qualche minuto stava osservando alternativamente la coppia felice e quella triste, passandosi la mano destra sulla fronte, indeciso su quale tavolo concentrarsi.
- Ehi, ragazzi! – disse l’uomo, rivolto agli amici del bancone. – Nemmeno lui se la ricorda! Come la mettiamo?
Tutti scoppiarono a ridere per l’ennesima volta. Bart cominciò a preoccuparsi. Non potevano andarsene senza pagare, il locale era troppo piccolo per uscire senza essere visti, ma stare lì dentro a stretto contatto con una comitiva di vecchi beoni che li aveva presi di mira non era certo un grande spasso. Gli uomini al bancone ricominciarono a cantare la solita canzone, stavolta ricordandosi qualche verso in più, mentre quello che si era avvicinato al tavolo aveva deciso di concentrasi su Bart.
- Dai, canta anche tu! Canta!
Bart non aveva la minima intenzione di accontentarlo, e cominciò a sentirsi in trappola. Nick continuava a sorseggiare la sua birra, senza badare troppo al conto e agli ubriaconi.
- Dai, canta! A noi piace un sacco… come si chiama questa canzone?
- Non lo so, mi spiace, – rispose Bart.
Tutti scoppiarono ancora a ridere.
- Ah-ha-ha! Non lo sa! Fa il modesto! Questo tipo è forte, vero ragazzi? – disse uno degli uomini al bancone.
- Sì, già! – risposero in coro gli altri.
- Ehi barista! Barista! – riprese quello. – Offriamo una birra al nostro ospite famoso e al suo amico! Ragazzi, quando ci capita un’altra occasione così! Birra!
Bart si sollevò improvvisamente. Il suo intimorito riflettere l’aveva spinto poco a poco sempre più giù, tanto che era quasi arrivato a sfiorare col naso il suo boccale.
- Ehi, Nick, andiamocene, presto! – disse alzandosi. – Prima che se ne accorgano.
Uscendo dal bar, Bart si accorse che la coppia felice se n’era già andata. Anche la tovaglietta era sparita, mentre i bicchieri erano ancora quasi del tutto pieni.
- Pensi che dovremmo lasciare comunque qualcosa? – chiese a Nick.
- Non so. Forse. Abbiamo ancora molta roba?
- Qualcosa sì.
- Va bene, allora. Viaggeremo più leggeri.
Si diressero verso il baule dell’automobile, che si trovava nella parte anteriore della vettura e si apriva solo quando pareva a lui. Cosa che comunque non faceva mai molto volentieri, tanto che ogni volta si vendicava con cigolii e stridori da far accaponare la pelle.
- Specchio? Questo se si rompe porta male, – disse Bart.
- Ma la cornice è più ingombrante.
- Ma vale di più.
- Sicuramente più di due birre.
Si fermarono un istante a riflettere: scegliere non era facile.
- Enciclopedia culinaria, volumi I, II e VII?
- Non l’apprezzerebbero.
- Allora specchio.
- E specchio sia.
Estrassero dal baule l’imponente oggetto, lo trasportarono in spalla e lo appoggiarono infine sul muro esterno del locale, facendo attenzione a non rovinarne la parte esterna in legno decorato e un po’ barocco, dipinto in modo che sembrasse d’oro.
- Oddio, quant’è pesante, – disse Nick, quasi senza fiato.
- Capiranno che è per loro?
- Non lo so, non mi interessa. Il gesto è quello che conta, no?
Guardarono ancora una volta da lontano l’ingombrante regalo.
- Forse un rigattiere ci avrebbe dato qualche centesimo, – disse ancora Nick asciugandosi il sudore dalla fronte con la manica della maglietta.
- No, è troppo rovinato.
Tornarono in macchina e ripartirono con entrambi i finestrini abbassati.